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Museo A. Malandra / ex Chiesa S.S. Trinità - Via XXV Aprile - 28079 Vespolate (NO) - Italia / info@museomalandra.it



Mostre ed Eventi

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"Donne fuori dal limite"

Mostra collettiva

A cura di Rossella Moratto e Maria Rosa Pividori

Testo di Rossella Moratto

Artiste invitate: Pina Inferrera.Wilma Kun.Florencia Martinez.Libera Mazzoleni.Rossella Roli.Simona Spaggiari.

Scultura,fotografia,video,installazioni

Sabato 30 settembre 2006 - Inaugurazione
Ore 17: inaugurazione mostra
Ore 19: conversazione
Ore 20: incontro conviviale nutrimento ibridazione con altre culture - musica

Orario di apertura:
Sabato e domenica dalle 15.00 alle 19.00, fino al 22 ottobre 2006

Non sono come tu mi vuoi

La riflessione intorno al corpo e all'identità femminile è tuttora un ambito cruciale di indagine in un'epoca in cui la soggettività, intesa in senso tradizionale, è in crisi, e in particolare quella delle donne, che vivono una realtà di emancipazione sociale ed economica ancora irrisolta, che si scontra con l'eredità del passato prossimo e si confronta quotidianamente con le esperienze di altre donne, appartenenti a contesti e culture differenti, che subiscono quotidianamente soprusi e violenze.

Le sei artiste "fuori dal limite" sono donne che non si assoggettano, che vogliono andare oltre, al di làdi una normalità considerata come modello a cui conformarsi, che prescrive norme comportamentali,impone ruoli, configura e regola corpi. Fuori dal limite c'è lo spazio per cercare una identità femminile in grado di comprendere l'individualità nel suo farsi, nella sua perenne trasformazione, qui e ora.

Diverse per origini e percorsi personali, Pina Inferrera, WilmaKun, Florencia Martinez, Libera Mazzoleni, Rossella Roli e Simona Spaggiari sono unite da una comune sensibilità verso la questione identitaria e femminile e da pratiche che partono dal proprio vissuto, inteso come storia individuale e collettiva. Partendo dal sé, si raccontano attraverso frammenti –di vita, di corpi, di oggetti - che coagulano esperienze personali, sempre uniche ma allo stesso tempo comuni; ed è proprio questo comune denominatore che permette loro di uscire dall'isolamento dell'individualismo per aprirsi al dialogo, andando oltre se stesse, oltre a un femminile già noto per interrogarsi su possibili definizioni, che trascendono significati e ruoli tradizionali.

Opera di Wilma Kun 1 Opera di Wilma Kun 2 Il corpo, esposto e ostentato, frammentato osemplicemente evocato, è al centro, punto di partenza imprenscindibile, crocevia del rapporto tra sè e il mondo. Wilma Kun presenta un corpo disarticolato: è quello dell'artista stessa, che si frantuma e si moltiplica in una serie di calchi in lattice che ne riproducono diverse parti: gli arti, il tronco, la testa. Un'indagine che procede attraverso la proliferazione ossessiva del corpo che si fa doppio, triplo, multiplo, lasciando dietro di sé degli involucri, come in una muta: residui di una vita che si rinnova - checambia pelle, appunto -nell'incessante percorso di trasformazione. Gli evidenti rimandi alla biologia e alla zoologia si mescolanoall'immaginario scientifico sette-ottocentesco dei calchi anatomici, e alle suggestioni delle reliquie, che rimandano al corpo lacerato, ferito ed esposto ad adorazione e monito.

Opera di Simona Spaggiari Il lavoro di Simona Spaggiari, invece, si muove all'interno di un registro più intimo: nasce dal rapporto stretto e dal contatto del proprio corpo con quello altrui; dalla relazione, anche fisica, con l'altro. Tettine è un'installazione composta da piccoli calchi in cera rosa, a forma di seni, adagiati su centrini di carta utilizzati per i dolci, appesi alla parete, a formare piccoli gruppi, secondo un ordine affettivo e affettuoso. Vissuto e memoria si incontrano: ogni calco rappresenta una donna importante nella vitadell'artista, le une accostate alle altre per affinità, o desiderio. Dietro ogni centrino c'è un nome: una costellazione emozionale a perenne omaggio dei propri affetti.

Opera di Rossella Roli L'Origine del mondo è il titolo dell'opera di Rossella Roli: organi sessuali femminili sotto forma di cioccolatini, disposti all'interno di dodici scatole bianche e una scatola da cucito francese di legno scuro, guanti bianchi in pizzo o raso e due libri che rappresentano disegni di vagine come se fossero dolci. Le scatole sono tutte diverse tra loro, incomplete, corrotte dalla mancanza di un dolce e da un elemento di disturbo che ne guasta la perfezione quasi maniacale. Un lavoro autobiografico, in cui richiamo alla tradizionestorico-artistica viene reinterpretato attraverso la metafora del cioccolatino che si apre a molteplici percorsi di senso: l'appagamento sessuale ma anche il simbolo del desiderio diricongiungimento con il primo oggetto d'amore, la madre, impedito e turbato da un elemento estraneo, che ne indica l'impossibilità.

Opera di Libera Mazzoleni In Libera Mazzoleni il corpo è assente ma è potentemente evocato:la donna strega, pericolo per eccellenza dell'ordine costituito, soggetto eccentrico e disobbediente, irriducibile a un concetto di normalità che condanna qualsiasi diversità o dissenso e pertanto condannato. Veglia, definizione francese della Culla di Giuda, una scultura che ripropone le forme dell'omonimo strumento di tortura utilizzato dal tribunale dell'Inquisizione, è un atto di accusa contro il controllo esercitato dai poteri costituiti sul corpo, in particolare quello delle donne, regolato, costretto e punitoanche attraverso la violenza più sadica.

Opera di Pina Inferrera Pina Inferrera riflette sul ruolo socioeconomico della donna e sulle sue ricadute esistenziali e identitarie andando a ritroso nella propria storia familiare, nelle pratiche tradizionalmente femminili della preparazione e conservazione del cibo. Passato e presente si incontrano idealmente attraverso il sapore delle vivande: su un tavolino, all'interno di delicati contenitori di vetro l'artista offre assaggi di melanzane sott'olio, preparate dalle donne della sua famiglia, riprese in un video. Un sottile filo matrilineare lega diverse generazioni, confondendo i confini tra la storia personale e la memoria collettiva.

Opera di Florencia Martinez 1 Opera di Florencia Martinez 2 Appese come sudari, le tele di Florencia Martinez, rendono visibili le tracce di una femminilità che è anche sofferenza, disagio, fatica. L'artista indaga gliaspetti negati dell'inconscio, le tensioni, i sensi di colpa, sempre latenti e faticosamente repressi. I suoi lavori sono complesse sedimentazioni segniche in cui la pittura si sovrappone al ricamo, su stoffe a volte già decorate: accumuli di segni costruiti per stratificazioni che testimoniano la volontà di catalogare il vissuto interiore, materializzare l'esperienza quotidiana, liberare la creatività femminile dagli stereotipi imposti dalle convenzioni sociali.

Testo critico di Rossella Moratto.